Le scrittrici del Nobel

Ciclo di incontri sulle sette donne insignite del Premio

Mirano – Biblioteca comunale – aprile/maggio 1992

Nadine Gordimer (relatrice Paola Azzolini)

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Contro il razzismo

E’ nata a Spring, cittadina sudafricana del Transvaal, nel 1923, da padre russo e da madre inglese, entrambi di religione ebraica. Cominciò a scrivere brevi racconti ancora bambina,. Pubblicò il primo a quindici anni, su una piccola rivista di arte. Nella biblioteca municipale della sua città lesse avidamente Tolstoj, Maupassant, Dante, Cechov, Hemingway. Più tardi si avvicinò a Natalia Ginzburg, Moravia, Faulkner, Svevo, Sartre, Camus. Nutre una particolare ammirazione per Virginia Woolf e Italo Calvino. Nessuno però degli scrittori amati le ha fatto da modello.
Le drammatiche contraddizioni sociali del suo paese si sono presto imposte alla sua attenzione. Sono diventate oggetto di riflessione nei testi politici che ha scritto contro l’apartheid e i pregiudizi razziali. Ma hanno offerto anche la materia narrativa per tutti i suoi racconti e i suoi romanzi. Nadine Gordimer come scrittrice ha esordito in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, non nel proprio paese, dove le idee progressiste e antirazziste non sono gradite. Nel Sudafrica si è imposta quasi come una straniera. Qui infatti tre dei suoi libri sono stati banditi a lungo: “Un mondo di stranieri per dieci anni”, “Il fu mondo borghese per dodici anni”, “La figlia di Burger per quattro mesi”, finchè le autorità si sono rese conto che il libro aveva raggiunto grande notorietà in Gran Bretagna e la stampa si occupava del caso. Ciononostante Nadine Gordimer non ha mai lasciato la sua patria e se ne allontana solo per tenere conferenze all’estero.
E’ sposata con Reinhold Cassirer, ebreo-tedesco, collezionista d’arte, e ha due figli, un maschio e una femmina. Si definisce una madre poco convenzionale. Abita a Johannesburg, dove conduce una vita riservata, tra amici, pittori, intellettuali, giornalisti, attori di teatro, bianchi e neri, che condividono con lei interessi e passioni. Si definisce socialista, non comunista. Degli stati comunisti non accetta infatti la mancanza di libertà degli individui, il comunismo, quale è andato sviluppandosi, rappresenta, dice, un tradimento degli ideali marxisti-leninisti, così come il meraviglioso insegnamento di Cristo è continuamente tradito dalla Chiesa.

Bibliografia essenziale
Faccia a faccia, 1949; I giorni della menzogna, 1953; Un mondo di stranieri, 1958; Occasione d’amore, 1963; Il fu mondo borghese, 1966; Un ospite d’onore, 1971; Il conservatore, 1974; La figlia di Burger, 1979; Luglio, 1981; Il bacio di un soldato, 1982; Storia di mio figlio, 1991.

Gabriela Mistral (relatrice Susanna Regazzoni)

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Poetessa delle Ande

Lucila Godoy de Alcayaga (questo il suo vero nome) nacque il 7 aprile 1889 a Vicuna, un villaggio di pastori nel Cile settentrionale. Per l’estrema povertà, la giovane non poteva frequentare le scuole regolari e studiava mentre aiutava la madre nelle faccende domestiche. Diventata maestra, per quattordini anni insegnò ai bambini indii in uno sperduto villaggio delle Ande. Promossa insegnante nelle scuole secondarie, fu traferita a Punta Arenas, all’estremità meridionale del continente, sullo stretto di Magellano. Nella sua poesia ricorre il sentimento di questa natura desolata che le era familiare.
Un avvenimento doloroso segnò, all’inizio, la sua vita: il suicidio del fidanzato. A lui sono dedicati “I sonetti della morte”, che pubblicò a proprie spese nel 1914, e che la rivelarono poetessa. Aveva scelto di firmare con uno pseudonimo, tratto dai nomi di due poeti che ammirava, il provenzale Federico Mistral (che aveva avuto il Nobel nel 1904), e l’italiano Gabriele D’Annunzio. Con la raccolta seguente, Desolazione, nel 1922 acquistò fama in tutta l’America latina. Sempre modesta e schiva di onori, nonostante la notorietà raggiunta, viveva la profonda religiosità evangelica che si esprime nella sua opera.
Il governo del Cile le assegnò vari incarichi diplomatici: Gabriela Mistral fu rappresentante del suo paese alla Società delle Nazioni e console in vari paesi d’America e d’Europa, anche nel nostro, che amava. Ebbe infatti ad esprimere il desiderio di “vivere e possibilmente morire in Italia”. Nel 1945 le giunse, quasi inaspettato, il Nobel, e con questo la celebrità internazionale.

Morì all’ospedale di Hempstead, vicino a New York, a 68 anni, il 10 gennaio 1957.

Bibliografia essenziale
Desolazione, 1922; Tenerezza, 1924; Tala, 1938

Sigrid Undset (relatrice Margherita Podestà)

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Tra storia e religione

Nacque a Kallundborg, in Danimarca, il 20 maggio 1882, da un archeologo norvegese e da una danese. Dal padre, noto per i suoi studi sul medioevo, le venne l’interesse per la storia, che si sarebbe espresso in seguito nei suoi capolavori. L’infanzia trascorse serena a Cristiania, come allora si chiamava Oslo. Sigrid, dopo un periodo di studi privati, fu mandata in una delle prime scuole miste, per maschi e femmine, condotta da una donna di idee femministe, Ragna Nielsen.
Rimasta orfana del padre a soli undici anni, dovette interrompere gli studi e ben presto impiegarsi. Intanto nei ritagli di tempo si cimentava con la narrativa. Si fece conoscere nel 1907 con il primo romanzo La signora Marta Oulié e quindi nel 1908 con la raccolta di novelle L’età più bella. Questi primi successi le permisero di dedicarsi all’attività letteraria.
A trent’anni sposò il pittore norvegese Anders Svarestad, vedovo con tre figli: dall’unione ne nacquero altri tre, due dei quali morirono bambini. Incominciò per la scrittrice un periodo di profonda crisi religiosa, che si concluse con la conversione dal protestantesimo al cattolicesimo e con il divorzio “amichevole” dal marito. Intanto la sua fantasia artistica si era rivolta all’antica Norvegia cattolica, nei due cicli di romanzi storici Kristin, figlia di Lavran e Olav Audunsson, ambientati rispettivamente nei secoli XIV e XIII. Nella sua narrativa, caratterizzata dalla problematica morale, risaltano forti e vitali figure di donne. Nel 1928 ebbe il Nobel e volle che la somma del premio fosse tutta devoluta in beneficenza.
Quando i tedeschi, nel 1940, invasero la Norvegia, la scrittrice, che aveva già pubblicato scritti ostili al nazismo, fuggì in Svezia, a Stoccolma, da dove raggiunse gli Stati Uniti. Qui si diede a fare opera di propaganda a favore del suo paese. Nella Resistenza norvegese era morto il figlio Anders, di 26 anni. Ritornata in Norvegia dopo la fine della guerra, fu insignita della Gran Croce di Sant’Olav, per l’attività di scrittrice e per i meriti verso la patria.
Morì a Lillehamer, a 67 anni, il 10 giugno 1949.

Bibliografia essenziale
La signora Marta Oulié, 1907; Jenny, 1911; Kristian, figlia di Lavran, 1920-1922; Olav Audunssn, 1925-27.

Grazia Deledda (relatrice Laura Lepri)

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Anima sarda

Nacque a Nuoro il 27 settembre 1871, in una famiglia di borghesia paesana: suo padre era un piccolo imprenditore. Fu un’autodidatta. Come donna, infatti, non potè frequentare la scuola oltre la quarta elementare, mentre i suoi fratelli proseguivano negli studi, e durante l’adolescenza soddisfaceva la sua avidità di sapere con letture disordinate e casuali.
Scriveva di nascosto, perchè la famiglia avversava la sua vocazione. Verso i 16 anni incominciò a pubblicare racconti su un periodico di moda. La notorietà le giunse per il romanzo Anime oneste, edito nel 1895, con la prefazione di Ruggero Bonghi, uomo politico e letterato, che la segnalò alla critica.
Desiderava evadere dal chiuso ambiente provinciale e l’occasione le fu offerta dal matrimonio con un impiegato ministeriale, Palmiro Madesani, che la portò a Roma, nel 1900. Qui condusse vita appartata, dedicandosi alla sua attività letteraria e alla famiglia. Nella sua narrativa, ambientata nella nativa Sardegna, descrisse un mondo primitivo, dominato da forti passioni e dal senso di una tragica fatalità. I suoi numerosi romanzi furono accolti sempre più favorevolmente dalla critica.
Elias Portulu, nel 1903, ebbe un successo completo e fu tradotto in varie lingue. Dal romanzo Cenere nel 1913 fu tratto un film, interpretato da Eleonora Duse.
Ebbe il Nobel nel 1926, quando sembrava che il premio potesse andare a un’altra italiana, Matilde Serao: alla scelta di questa scrittrice si era opposto Mussolini, per motivi politici.

Morì a Roma, a 65 anni, il 16 agosto 1936.

Bibliografia essenziale
Elias Portulu, 1903; Cenere, 1904; La via del male, 1906; L’edera, 1908; Canne al vento, 1913; Marianna Sirca, 1915; L’incendio nell’uliveto, 1918; La madre, 1920; Il Dio dei viventi, 1922; Il paese del vento, 1931; Cosima, 1937, postumo.

Nelly Sachs (relatrice Claudia Beill)

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Una vita spezzata

Nacque a Berlino, il 10 dicembre 1891, da un ricco industriale di famiglia ebraica e da una donna non ebrea. Trascorse la giovinezza in un ambiente familiare colto. Ancora adolescente incominciò a tenere una corrispondenza con la scrittrice svedese Selma Lagerlof, che veniva ad essere, per lei, un esempio e una guida. Nel 1929 incominciò a pubblicare poesie su riviste. Ma della sua produzione che risale agli anni berlinesi oggi si può leggere poco.
La sua vita, come quella di tutti gli ebrei del suo tempo, a un certo punto fu sconvolta dalle vicende politiche della Germania e dalle persecuzioni razziali del nazismo. Nel 1940 sfuggì alla deportazione nei campi di sterminio: con l’aiuto di Selma Lagerhof riuscì a lasciare, insieme alla madre, la Germania e si stabilì a Stoccolma, dove prese la cittadinanza svedese. Questa fuga, che la sradicò dal suo ambiente e la privò di affetti e amicizia spezzò in due la sua vita e anche la sua opera.
La poetessa ripudiò infatti tutti gli scritti precedenti l’esilio, e da allora volle dare voce all’immane tragedia del popolo ebraico, riallacciandosi alla sua antica tradizione mistica. Traduceva i poeti contemporanei svedesi, e intanto componeva poesie proprie, sui temi della persecuzione, dei campi di concentramento, dell’esilio: nel 1947 uscì la raccolta “Nelle case della morte”.
Ricevette il Nobel per la letteratura nel 1966, insieme al poeta israeliano Samuel J. Agnon, in un abbinamento significativo di due voci dell’ebraismo.

Morì a Stoccolma, a 79 anni, il 12 maggio 1970.

Bibliografia essenziale
Al di là della polvere, 1961 (il volume riunisce le raccolte: Nelle case della morte, Oscuramento delle stelle, Nessuno sa proseguire, Fuga e trasformazione, Al di là della polvere, La morte festeggia ancora la vita); Alla ricerca dei viventi, 1971.

Pearl Buck (relatore Marco Ceresa)

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Una donna scomoda

Pearl Sidenstricker (questo il suo cognome originario) nacque a Hillsboro, nel West Virginia, U.S.A., il 26 giugno 1882. Era la sesta figlia di una coppia di missionari. Quand’era ancora bambina, i suoi genitori si trasferirono in Cina, a Chin-kiang, sulle rive dello Yang Tze. Qui per i disagi e per il clima malsano i fratelli morirono: ne sopravvisse solo uno, che ritornò a studiare in America. Pearl fu affidata a una governante cinese che le insegnò la lingua e la storia della Cina, insieme all’amore e alla comprensione di questo paese. Fino a diciassette anni studiò nelle scuole di Shangai. Quindi si recò in Inghilterra ed infine negli Stati Uniti, dove completò gli studi al Randholp Macon Verman’s College di Lynehburg in Virgiania. Ritornata in Cina, nel 1917 sposò il missionario John Buck, da cui ebbe una figlia. Insegnò letteratura inglese all’università di Nanchino.
I suoi esordi letterari risalgono al 1922, quando pubblicò alcune novelle, quasi per caso, in riviste inglesi di Shangai e in altre americane. Ben presto “atlantic Monthly”, una delle maggiori riviste d’America, accolse la collaborazione della scrittrice, fin allora sconosciuta. Il primo romanzo di Pearl Buck si può considerare Vento dell’est; vento dell’ovest: scritto nel 1926, non vide la luce, ricevuto e corretto, che quattro anni dopo. Nel 1931 la scrittrice salì di colpo a fama mondiale con la buona terra, che ottenne il premio Pulitzer.
Nel 1934, tornata negli Stati Uniti, chiese il divorzio. Diede vita alla Fondazione Pearl Buck, un’organizzazione assistenziale per bambini asiatici. L’amore per i bambini la spinse anche ad adottarne nove, che crebbero nella sua fattoria di Buck’s Country, in Pensylvania. Nel 1935 sposò il suo editore Richard Walck. Nel 1938 vinse il premio Nobel. In quell’occasione Edgar Hoover, primo direttore dell’F.B.I., le inviò una lettera piena di elogi. Ma sul dossier che riguardava la scrittrice, sospetta di filocomunismo, scrisse: “Ho l’impressione che questa donna sia, a dir poco, troppo di sinistra”.
Al centro della sua opera sono l’odio per il razzismo, il rifiuto dell’arroganza colonialilsta dei bianchi, il rispetto per ogni essere umano, la fiducia nella solidarietà universale. La sua concezione del romanzo si basa su quello cinese, che ha uno stile semplice e diretto. Forse per questo i critici, abituati a trattare degli scrittori americani, erano a disagio nel giudicare un’autrice non americana al cento per cento: Pearl Buck si lamentava che solevano liquidarla come “uno scrittore donna”.

Morì a Danby, nel Vermont, a 81 anni, il 6 marzo 1973.

Bibliografia essenziale
La buona terra, 1931; Figli, 1932; Una casa divisa, 1935; La casa dei fiori, 1968; Le ragazze di Madama Liang, 1969; Tutti sotto il cielo, 1973

Selma Lagerlof (relatrice Silvia Manzoni)

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Il fiabesco pedagogico

Nacque a Marbacka, piccola borgata del Warmland, in Svezia, il 20 novembre 1858. A tre anni si ammalò di paralisi infantile, ma a cinque, un giorno, improvvisamente, si alzò dalla sua sedia di inferma: aveva visto un uccello del paradiso e voleva raggiungerlo. Restò leggermente claudicante, ma per lei questa menomazione fu un segno premonitore. A quindici anni, in collegio, a Stoccolma, scriveva poesie. A venticinque era maestra elementare a Landskrona. I disastri finanziari del padre, un ufficiale che aveva avviato un’attività agricola, costrinsero la famiglia a vendere, uno dopo l’altro, i poderi e infine anche la casa dove Selma era nata e cresciuta
Cominciò a pubblicare saggi su giornali e riviste, finchè nel 1891 uscì La saga di Gosta Berling, poetica storia nata dai ricorsi e dai racconti che avevano incanto la sua fantasia durante gli anni solitari dell’infanzia. Il libro conobbe una grande fortuna e rese popolare la scrittrice oltre i confini nazionali. Nel 1923 ne fu tratto un film, diretto da Maurits Stiller e interpretato dall’allora esordiente Lovisa Gustafsson, in seguito molto più nota con il nome di Greta Garbo. Nel 1925 da questo romanzo Arturo Rosato ricavò il libretto per l’opera lirica I cavalieri di Ekebù di Riccardo Zandonai.
Degli anni 1906-1907 è Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson, nato come libro di geografia per le scuole. E’ un sogno geografico che armonizza mirabilmente realtà e fantasia, raccontando le avventure di un ragazzino in volo sopra un’oca attraverso la Svezia. Il libro, che è considerato un classico della letteratura infantile, fu tradotto in molte lingue e, con il nostro Pinocchio, rappresenta uno dei massimi successi editoriali del mondo. Fu rilanciato da un film nel 1962, “Viaggia con Nils e tutto andrà meglio”: Anne-Marie Hirsch, l’autrice di Ritorno a Weimar, ricorda che così le scriveva la madre, quando era bambina.
I riconoscimenti per Selma Lagerlof non tardarono a venire: la laurea honoris causa nel 1907, il premio Nobel nel 1909. Fu la prima donna accademica di Svezia, nel 1914.
Nella sua produzione, che conta numerosi titoli, si avverte, accanto all’inclinazione lirica e romantica, una tendenza educativa e moralizzatrice, che si accentua nelle opere tarde: il fiabesco diventa pedagogico e la realtà si impone come espressione di raggiunta saggezza.

Morì a Marbacka, a 82 anni, il 16 marzo 1940. La sua fattoria fu trasformata in una fondazione culturale che porta il suo nome.

Bibliografia essenziale
La saga di Gosta Berling, 1891; I miracoli dell’Anticristo, 1897; Jerusalem, 1901-1902; Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson attraverso la Svezia, 1906-1907.

Coordinatrici:
Luisa Conti – Daria Martelli – Daniela Zamburlin

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