Lina Merlin.
Commemorazione per il 25° Anniversario della Morte

Il Gazzettino 16 agosto 2004
IL COMUNE DI PADOVA E L’ASSOCIAZIONE CULTURALE “MODERATA FONTE” RICORDANO – NEL 25° DELLA MORTE A PADOVA LA GRANDE PARLAMENTARE VENETA.
PER L’AUTUNNO E I PRIMI MESI DEL 2005 SONO IN PROGRAMMA MOMENTI DI COMMEMORAZIONE ISTITUZIONALE (PROPOSTA DI INTITOLARLE UNA VIA DELLA CITTA’) E ORGANIZZAZIONE DI UN CONVEGNO DI STUDI SULLA SUA FIGURA
LINA MERLIN

(15 ottobre 1887 Pozzonovo di Padova – 16 agosto 1979 Padova)
– vive fino ai vent’anni a Chioggia città d’origine della famiglia materna
– si laurea in Lingue a Padova e fa per anni l’insegnante
– alla vigilia della Prima guerra mondiale, all’interno del dibattito tra interventisti e pacifisti, si schiera con i secondi
– nel 1919 si iscrive al Partito socialista e diventa una decisa oppositrice del fascismo
– nel 1926 rifiuta di prestare giuramento di fedeltà al regime e viene licenziata dal posto di lavoro
– si sposa con il medico socialista polesano Dante Gallani
– arrestata cinque volte dal regime, viene mandata per quattro anni al confino in Sardegna
– nel 1946 è tra le 21 donne elette alla Costituente
– è stata tra le fondatrici dell’UDI (Unione Donne Italiane)
– dal 1947 e fino al 1963 viene eletta in Parlamento (alla Camera ma anche al Senato) come rappresentante del Polesine, terra a favore della quale svolge un’incessante opera di attenzione politica e sociale
– durante la sua attività nella Costituente e nel Parlamento: e determinante nel far inserire le parole “senza distinzione di sesso” nell’articolo 3 della Costituzione; fa cancellare l’infamante marchio N.N. (non nominato; padre non nominato, quindi figlio illegittimo) dalla carta d’identita;
– nel 1948 presenta la prima proposta di legge per l’abolizione delle case chiuse (come esigeva l’ONU) che, dopo un percorso difficilissimo e un dibattito infuocato divenne legge della Repubblica nel 1958: la famosa “Legge Merlin”
– muore il 16 agosto 1979 a Padova, assistita dalla amata figlia-nipote Franca

Lina Merlin, la parlamentare veneta scomparsa 25 anni a Padova (moriva il 16 agosto 1979), è passata alla storia del nostro Paese per aver dato il suo nome alla legge omonima che, nel 1958, dopo un percorso decennale tormentato tra le aule del Parlamento e nel Paese, decise la fine delle ‘case chiuse’ (provvedimento che l’ONU esigeva dall’Italia se si voleva entrare a far parte del democratico consesso internazionale che aveva dichiarato guerra a questa forma di schiavitù). Quell’evento l’ha fatta diventare, nella labile memoria comune, donna di una sola causa. A danno della sua sfaccettata e complessa figura d’insieme: insegnante per vocazione e professione, militante e dirigente politica socialista di primo piano, fiera oppositrice del regime fascista, paladina della sfortunata terra polesana, nemica dei benpensanti e dei conformisti, parlamentare scrupolosa e tenace il cui lavoro costante contribuì non poco a un miglioramento della situazione femminile nella famiglia e nella società italiane. Nessuno, colpevolmente, ricorda più le sue battaglie parlamentari a favore del Polesine (sua terra d’adozione che le diede l’investitura parlamentare per tre legislature consecutive; e, finalmente, l’amministrazione comunale di Rovigo le ha, qualche mese fa, intitolato una via). Nè si ricorda la sua fiera, altera, resistenza al fascismo (fu dimessa dall’insegnamento nel 1926 per aver rifiutato di giurare fedeltà al regime), che durante il “ventennio” la vide incarcerata cinque volte e confinata in Sardegna per quattro anni, o la sua partecipazione alla Resistenza. Lina Merlin, per tutti o quasi, è quella della “Legge Merlin” che, cambiate ultimamente le condizioni di avvertenza sociale del fenomeno prostituzione, viene spesso vituperata. E questo consegue non solo un’ingiustizia palese verso la sua memoria ma anche un errore clamoroso nei confronti della verità storica. Perchè Lina Merlin fu una delle ‘madri’ della carta costituzionale e della Repubblicana italiana nate sulle rovine del fascismo dopo la seconda guerra mondiale. Fu la sua determinazione a fare inserire, dopo uno scontro non da poco all’interno della commissione della Costituente, un’aggiunta al testo di quello che sarebbe divenuto l’articolo 3 della Costituzione che sancì la parità dei cittadini di fronte alla legge “senza distinzione di sesso”, con un’intuizione e una preveggenza davvero notevole. Fu la sua risoluta azione di legge a far abolire dai documenti il vergognoso N.N.(non nominato) che marchiava i figli illegittimi. Per questo – per ridare a Lina quel che è di Lina – per riconsegnare alla memoria di tutti nella sua complessità, nella sua ruvidezza anche, questa bella figura umana e politica, l’Associazione culturale regionale “Moderata Fonte” ha proposto alla neo-Assessora alla cultura del Comune di Padova, Monica Balbinot, di realizzare alcune iniziative di commemorazione e di studio sulla parlamentare socialista. Si pensa quindi in autunno di mettere una targa commemorativa nella casa di Piazza dei Signori che fu la sua e che ora è abitata dalla figlia-nipote Franca; e si intende proporre a tutti i gruppi del consiglio comunale padovano di iniziare le procedure per intitolarle una via della città. Inoltre, nei primi mesi del 2005, verrà organizzato un convegno di studi per approfondire e riconsegnare all’attualità la sua opera. Lina Merlin fu una “combattente umanitaria”: questa definizione le si attaglia molto bene per descrivere la sua vita spesa con passione al servizio della dignità delle persone e dei lavoratori, di un Paese nel quale voleva si affermasse l’avanzamento sociale delle donne e dei diseredati. Una vita controcorrente, la sua, sempre. Personaggio mediatico antelitteram, grande oratrice che richiamava le folle, amata e odiata, resa famoso dai primi telegiornali e dalle riviste popolari. Dopo il suo ritiro dalla politica attiva (1961) in conseguenza anche dei suoi crescenti dissidi con i vertici del partito socialista polesano, fu presto dimenticata. A tutt’oggi, su di lei, sul suo personaggio, sulla sua vita, sulla sua opera hanno scritto in pochi e in poche. Pare quasi che questa donna abbia scontato già in vita, e poi anche dopo, le particolari condizioni culturali e politiche di questo nostro paese, il fatto di essere stata donna, laica e socialista ma non comunista, nient’affatto incline a rispettare le nomenclature di partito, anticonformista.
E’ con gratitudine che la ricordiamo, nel 25° della morte, dicendole – come quando la salutavano amici ed avversari politici a Montecitorio, in Polesine, a Padova – “Ciao, Lina!”.

ANNA MARIA ZANETTI
Storica, Presidente dell’Associazione culturale “Moderata Fonte”